La casa

Non sono più tante parole che mi ricordo della lingua con quale non sono nato, ma che avevo amato se fosse la mia. Qualche volta alzandomi, mi ricordo di aver sognato la casa, ancora.

Ormai la porta non si chiude più e le finestre son tutte rotte. Pian piano si é spenta la parola „mia“.

L’amarezza si é annoiata e andata via presto. Tristezza, la sua sorellina, invece ogni tanto si fa le unghie sul mio cuore. Ma non più col gusto di una volta.

E le crepe si divertano e ridano in faccia a tutti che pensavano di aver diritti.

Vorrei che diventa come la chiesa senza tetto e fa entrare il cielo.

Foto: Morguefile

 

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